16 luglio 2017: XV domenica del tenpo ordinario

lug 14 2017

XV Domenica del Tempo Ordinario

Domenica 16 luglio 2017

Il seminatore uscì a seminare (Mt 13,1-9).

Quel giorno Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca e là porsi a sedere, mentre tutta la folla rimaneva sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose in parabole. E disse: “Ecco, il seminatore uscì a seminare. E mentre seminava una parte del seme cadde sulla strada e vennero gli uccelli e la divorarono. Un’altra parte cadde in luogo sassoso, dove non c’era molta terra; subito germogliò, perché il terreno non era profondo. Ma, spuntato il sole, restò bruciata e non avendo radici si seccò. Un’altra parte cadde sulle spine e le spine crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sulla terra buona e diede frutto, dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta. Chi ha orecchi intenda”.
L’evento dell’evangelizzazione è il risultato di due azioni: l’annuncio e l’ascolto. Se manca una delle due ovviamente non si evangelizza. Tuttavia l’atto principale non è l’ascolto, ma l’annuncio. Il seminatore della parabola è innanzitutto Dio Padre che invia il Figlio-Parola nel mondo, dove incontrerà tanti ascoltatori entusiasti ma anche tanti incapaci di accogliere fino al punto di decidere di ucciderlo. Ma Gesù, il Figlio, costituisce altri seminatori del Verbo, gli apostoli e la chiesa che continuano senza scoraggiarsi la sua opera. La modalità però deve essere identica: il seminatore della parabola non va prima a valutare su che tipo di terreno getterà il seme, magari per ottimizzare le risorse e risparmiare energia e seme: egli getta indiscriminatamente ovunque, con sfacciata generosità, senza chiedere nulla in cambio. Il seme verrà anche sprecato, ci saranno diverse reazioni alla semina e ciò dipenderà dalla effettiva fecondità o meno di colui che accoglie il seme/ascolta la parola. Ma questo non pregiudica l’annuncio, la testimonianza, il mostrare la vita bella del vangelo. La non accoglienza non toglie nulla al seminatore che ha depositi infiniti di seme (perché infinita è la Parola se è di Dio); toglie semmai a chi non accoglie l’opportunità e la gioia di essere trasformati dalla Parola, di far fruttificare il seme, di dare significato alla propria vita, di costruirsi una vita vera e proiettata nell’eternità, ma non annulla il potere intrinseco del seme di fare frutto ovunque gli viene permesso. Prima di chiederci che tipo di terreno accoglierà il seme, cioè che tipo di umanità accoglierà o meno la Parola, forse dobbiamo verificare se noi che ci consideriamo seminatori abbiamo o meno lo stesso atteggiamento del Padre celeste che getta il suo seme su ciascuno senza chiedere prima un certificato di produttività.

Don Michele Tartaglia

Parroco Cattedrale Campobasso

URL breve: http://piazzadelvasto.it/?p=68293

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