27 agosto 2017: XXI domenica del tempo ordinario

ago 26 2017

XXI Domenica del Tempo Ordinario

Domenica 27 agosto 2017
Voi chi dite che io sia? (Mt 16,13-20).
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
La persona di Gesù è oggetto da secoli di continue indagini. Oggi più che mai il settore che si occupa di questo tipo di ricerca è floridissimo, nonostante la fede ufficiale delle chiese appaia sempre più in crisi. Se l’oggetto della fede è in crisi, il personaggio Gesù riscuote interesse continuo, anche se spesso viene frainteso. La differenza tra l’interesse per lui e la fede in Lui sta in ciò che produce nella vita di chi sceglie l’opzione fede (senza necessariamente escludere quella della ricerca storica e dell’interesse “umano” riguardo a Lui): l’adesione nella fede cambia la prospettiva della propria vita non rivolta solo a studiare un personaggio ma ad assumere su di sé il suo progetto e i suoi valori. Gesù non dice a Pietro che sarà gestore di un potere, ma che farà nella sua vita ciò che Gesù sta facendo nella sua: legare il male e liberare le persone perché possano vivere e vivere nella pienezza. Non a caso lo stesso mandato dato a Pietro più avanti sarà dato a tutta la comunità (18,18-20). Pietro diventa così l’emblema di colui che accoglie Gesù nella fede: è trasformato (anche se potrà ancora tradirlo e rinnegarlo tante volte!) per diventare sempre più simile a Lui nel prendersi carico dell’umanità sofferente, perché il male non prevalga, ma sia sconfitto dal servizio dei discepoli. La forza di Pietro non starà nel dire a parole che Gesù è il Cristo (ordina di non dirlo a nessuno) ma nel concretizzare nei fatti che Lui è il suo Signore, non i dominatori di questo mondo che possono ricattarlo e spingerlo al silenzio connivente con il male, magari sostituendo la missione affidata da Gesù con una forma rassicurante di religione e riti, diventando nella storia emblema di potere assoluto. E’ questo infatti il problema dell’interpretazione dogmatica di queste parole: fare di Pietro (e dei suoi successori) i detentori di un potere terreno piuttosto che i seguaci fedeli delle orme impolverate del loro Maestro. Se la chiesa oggi si sta maggiormente riavvicinando al suo Maestro (anche se ancora deve fare molti passi!) non è poi un grande dramma!

Don Michele Tartaglia

Parroco Cattedrale Campobasso

URL breve: http://piazzadelvasto.it/?p=69077

Scritto da il ago 26 2017. Registrato sotto FEDE. Puoi seguire la discussione attraverso RSS 2.0. Puoi lasciare un commento o seguire la discussione

Devi essere collegato per poter lasciare il tuo commento Collegati

300x250 ad code [Inner pages]

Cerca nell'archivio

Cerca per data
Cerca per Rubrica
Cerca con Google
120x600 ad code [Inner pages]
Eikon