10 settembre 2017: XXIII del tempo ordinario

set 8 2017

XXIII Domenica del Tempo Ordinario

Domenica 10 settembre 2017

Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro (Mt 18,15-20).

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”.

Per quale motivo noi siamo riuniti nella Chiesa? Che cosa significa essere riuniti nel nome di Cristo? Quante volte nella storia cristiana in nome di Dio si sono commessi i più efferati delitti contro la dignità dell’uomo! Essere riuniti nel suo nome non è una condizione formale all’interno della quale poi metterci tutto ciò che vogliamo, ma è una condizione sostanziale: solo, cioè, se si fa ciò che Gesù ci chiede di fare, siamo riuniti nel suo nome, siamo Chiesa (letteralmente assemblea convocata da Lui), altrimenti possiamo essere tutto, ma non Chiesa: magari un’associazione filantropica, una holding finanziaria, un partito politico e forse qualche volta un’associazione a delinquere ma non chiesa. La chiesa non è data solo dal rispetto formale dei ruoli, quando abbiamo una gerarchia e un popolo di battezzati, ma è data dall’obbedienza alla volontà di Gesù Cristo che manifesta a sua volta la volontà del Padre. Ecco perché lo stile dice la chiesa: quando non si esclude ma si ha la pazienza di andare incontro all’altro, soprattutto quando sbaglia, senza avere la pretesa di imporre il proprio punto di vista, ma mettendosi in ascolto, si fa la volontà di Dio. Il triplice passaggio dal singolo ai testimoni e alla comunità non è da intendere come i tre gradi di giudizio in un tribunale, ma piuttosto come richiesta di aiuto a comprendere con l’aiuto dei fratelli il punto di vista dell’altro, perché da solo potrei avere dei pregiudizi che non mi permettono di accogliere realmente l’altro. Alla fine se non ho capito devo trattare l’altro con ancora più delicatezza perché se è come il pagano e il pubblicano e non appartiene più al gruppo, diventa di nuovo destinatario di evangelizzazione. Essere uniti nel suo nome significa in fondo agire nell’ottica della gratuità perché questo è il nome di Dio (agàpe) che Gesù ci ha rivelato.

Don Michele Tartaglia

Parroco Cattedrale Campobasso

URL breve: http://piazzadelvasto.it/?p=69215

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