1 luglio 2018: XIII domenica del tempo ordinario

giu 30 2018

XIII Domenica del Tempo Ordinario

1 luglio 2018

La tua fede ti ha salvata (Mc 5,21-43).

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: «Chi mi ha toccato?». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: alzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

 

In questo brano si intrecciano due episodi e due storie che riguardano figure femminili: una ragazza di dodici anni e una donna malata da dodici anni. Che cosa lega queste due storie concomitanti? Nel caso della ragazza si può leggere sullo sfondo il tema cristiano della morte e risurrezione: Gesù dice che non è morta ma dorme (un modo comune tra i primi cristiani di definire la morte come un sonno da cui si sarà risvegliati) e quando la risolleva è come se le dicesse: risorgi! Un modo questo, per i primi ascoltatori del vangelo, di cercare di capire quale è il nucleo della fede cristiana: chi crede in Gesù non muore per sempre  ma rivivrà. Se togliessimo questo dal cristianesimo, esso si ridurrebbe semplicemente ad un’agenzia di buone opere. L’esortazione fatta al padre della ragazza: “Non temere, soltanto abbi fede” è in realtà rivolta ad ogni credente che deve attraversare la propria esistenza faticosa tenendo sempre fisso lo sguardo su quella promessa di vita. L’episodio della donna malata ci dice invece che l’esperienza della morte riguarda ogni situazione dell’esistenza in cui si smette di vivere, di lottare, di sperare perché ci si è affidati alle proprie forze o magari a tante promesse vane di trovare il senso della vita: una persona che poi ci delude, un’ideale che si dimostra solo un’illusione, l’affidarsi alle cose che prima o poi possono svanire, la ricerca di uno stile di vita smodato che in realtà riesce solo a risucchiare quella forza vitale che portiamo dentro (le dipendenze di ogni tipo sono un esempio lampante). Il vangelo indica nella decisione di quella donna di trovare in Gesù l’ultima spiaggia il percorso da intraprendere per chi vuole tornare a vivere. Ovviamente, col senno di poi, se guardiamo alla vicenda storica cristiana, incontrare Gesù non significa mettersi in situazioni alienanti di gruppi pseudo spirituali o religiosi, ma incontrare quel Gesù che emerge dal Vangelo che non è venuto per sostituire una catena con un’altra catena, ma per  infrangere ogni strumento di costrizione. Paolo diceva ai suoi cristiani che Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi. Solo quando facciamo l’esperienza di poter respirare a pieni polmoni, senza incorrere nella paura di essere rifiutati da Lui o puniti per qualche nostra mancanza o peccato, Lo abbiamo veramente incontrato ed è questa fede e solo questa che ci salva, ci permette, cioè, di tornare a vivere veramente.

Don Michele Tartaglia

Parroco Cattedrale Campobasso

URL breve: http://piazzadelvasto.it/?p=71978

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